Tra pochi giorni ricorre l’anniversario della morte del “presidentissimo” Renzo Barbera, primo premio Fair Play del Panathlon di Palermo

Oggi, 19 aprile 2020, ricorre il centenario della nascita di Renzo Barbera. Figlio di Giuseppe, Consigliere d’amministrazione del Palermo Calcio e Presidente del Circolo del Tennis, e di Maria Rutelli, Renzo da ragazzo giocava a calcio e a rugby e fu anche Ufficiale dell’esercito durante la seconda guerra mondiale. Sposatosi con la triestina Giuliana Cicutto nel 1948, ebbe tre figli: Giuseppe, Ferruccio e Maria Ludovica.

Nel 1951 Barbera entra nel mondo del calcio e ancora prima di diventare il “presidentissimo” del Palermo, quale grande figura di mecenate sportivo che era, rifondando la Juventina Palermo si inventa, a Resuttana assieme all’Atletic Club Bacigalupo, una realtà di ottima aggregazione giovanile dove gran parte dei giovani calciatori della città hanno dato i loro primi calci al pallone.

Il Presidente, al quale è stato intitolato lo stadio nel settembre 2002, qualche mese dopo la sua scomparsa, nel 1966 entra nel Consiglio di Amministrazione del Palermo Calcio, e nel maggio 1970 ne viene eletto Presidente al posto del dimissionario Giuseppe Pergolizzi, passando il testimone a Gaspare Gambino nel marzo 1980.

Con lui la squadra è tornata in Serie A nel 1972 e ha giocato due finali di Coppa Italia, contro il Bologna nel 1974 e contro la Juventus nel 1979. A Bologna restò famoso il suo gesto quando sportivamente fu il primo a tendere la mano al capitano della squadra avversaria.

Durante il decennio della sua gestione, nel 1973 il club rosanero ha ricevuto anche la Stella d’oro del CONI al merito sportivo, perché Barbera dimostrò di essere molto interessato anche ad altri sport di squadra, come il predecessore Raimondo Lanza di Trabia, ed infatti anche se per poco tempo, durante la sua presidenza rese il Palermo una polisportiva.

Nel 1990 fu eletto Presidente del Comitato organizzatore siciliano del Campionato del mondo di calcio e, nello stesso anno, venne nominato Presidente onorario del Palermo Calcio.

Nel dicembre del 2001 il Panathlon International istituì i Premi Fair Play ed il Club di Palermo gli conferì il Premio, consegnatogli presso Villa Niscemi proprio pochi mesi prima della sua morte, avvenuta all’età di 82 anni la notte del 20 maggio 2002.

 

auguri di Buona Pasqua

Cristo è risorto! E noi abbiamo la possibilità di aprirci e ricevere il Suo dono di speranza. Apriamoci alla speranza e mettiamoci in cammino; la memoria delle Sue opere e delle Sue parole sia luce sfolgorante, che orienta i nostri passi nella fiducia, verso quella Pasqua che non avrà fine.    Papa Francesco

Il momento è particolare e la solitudine, l’incertezza, l’incognito, i lutti, mettono a dura prova la nostra sopportazione. Bisogna avere il coraggio di non avere paura. Stiamo a casa, cerchiamo di essere rispettosi degli altri. Cerchiamo di tenere allenato il cervello ed il corpo. Stiamo uniti e vicini nella lontananza.

In questa particolare ricorrenza della Santa Pasqua giungano nelle Vostre case gli Auguri affinché domani sia meglio di ieri ed oggi serva affinché questo possa avvenire.

Buona e serena Pasqua a tutti Voi, alle Vostre famiglie, a tutti i panathleti del Mondo, a tutti gli sportivi, con rinnovata fiducia verso un futuro migliore pieno di Fair Play e di Amicizia.

Rimandata l’Assemblea Ordinaria Elettiva del Panathlon International

A seguito dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia del COVID-19, il Consiglio Internazionale del Panathlon International ha reputato di posticipare a data da destinarsi l’Assemblea Ordinaria Elettiva ed il Congresso Internazionale già fissato, ma non ancora convocato, per il prossimi 6 e 7 giugno 2020 ad Osimo.

Questo provvedimento assunto per causa di forza maggiore, permetterà ai Soci del Panathlon di incontrarsi quando questo triste e difficile momento sarà solo un brutto ricordo.

Il Panathlon International spera di potere comunicare presto una nuova data e augura a tutti le migliori fortune, in attesa di conoscere le nuove direttive governative e sanitarie.

 

Settimana velica internazionale di Livorno: tra le novità la regata nazionale hansa 303

La Settimana Velica Internazionale Accademia Navale e Città di Livorno, uno degli appuntamenti più significativi nel panorama delle regate nazionali e internazionali avrà luogo dal 23 Aprile al 1 Maggio: una settimana di regata che coinvolgerà ben i 12 classi di imbarcazioni, dalle derive all’altura.

Tra le novità dell’edizione 2019 vi sarà la regata nazionale Hansa 303 che si svolgerà dal 30 aprile al 1 Maggio nel golfo di Livorno a cui parteciperà anche la Sezione Palermo Centro della Lega Navale Italiana, portando 8 atleti disabili oltre a istruttori, accompagnatori e trasferendo le Hansa della propria flotta.

Livorno rappresenta una tappa del percorso sportivo che questi atleti stanno compiendo e che assortirà la ormai collaudata manifestazione Una vela senza esclusi che si terrà a Palermo dal 13 al 16 giugno e che farà da contenitore al Campionato Italiano Vela Paralimpica Hansa 303 organizzato, per la prima volta nel Meridione, dalla Lega Navale Italiana – Sezione Palermo Centro su delega della Federazione Italiana Vela, di concerto con la Classe Italiana Hansa 303 e il Comitato Paralimpico Italiano.

Tra gli atleti di punta spicca Carmelo Forastieri che è già stato selezionato dalla Federazione Italiana Vela per fare degli stage e che arriverà direttamente da Chiavari, dove parteciperà dal 26 al 28 aprile alla manifestazione Porte Aperte e che punta a chiudere la stagione in bellezza cercando di guadagnarsi un piazzamento per gli Europei di Portimao, Portogallo, in Ottobre.

Il progetto Hansa, come tutti gli altri progetti della Sezione è nato dalla consapevolezza che lo sport della vela possa contribuire fortemente all’integrazione consentendo a persone con difficoltà di diventare “protagonisti” di un percorso di crescita. Ma oltre alla volontà dei dirigenti e volontari Lega, il progetto non sarebbe stato possibile senza il supporto fondamentale della compagnia navale Grimaldi che ha fortemente creduto nel progetto della Lega Navale Italiana.(R.T.)

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La Lega Navale Italiana Sezione Palermo Centro nella trasferta di Livorno utilizzerà anche le quattro imbarcazioni Hansa 303 ed il carrello porta imbarcazioni di proprietà del Club di Palermo del Panathlon International acquistati con il contributo della Fondazione Terzo Pilastro Internazionale 

NICOLO’ CAROSIO: LA “VOCE” PIU’ AMATA D’ITALIA CADUTA NEL DIMENTICATOIO

Nell’ultimo decennio non si parla più di Nicolò Carosio.

Nacque a Palermo venerdì 15 marzo 1907 in via dell’Università, nel cuore dell’antico quartiere arabo del Seralcadi.

Il palazzo dove vide la luce esiste ancora, è quello dei Santocanale. Figlio di un palermitano, ispettore di dogana e di una pianista maltese, Josy Holland.

Nicolò Carosio, da buon siciliano, prese il nome del nonno, noto libraio-editore con negozi in via dell’Università e in via Maqueda nel palazzo Starrabba di Rudinì. Una libreria-salotto frequentata da Pipitone Federico, Pitrè, Guardione, Ragusa Moleti, insomma un vero cenacolo di cultura.

Fin da bambino Nick, come lo chiamavano in famiglia, si rivolse alla madre in lingua inglese, così la sua pronuncia non subì mai inflessioni dialettali.

Nel capoluogo siciliano frequentò le scuole elementari al Don Bosco di via Sampolo. A nove anni fu costretto a viaggiare a causa del lavoro del padre: Domodossola, La Spezia, Torino, Genova, Venezia.

Correva l’estate del 1927 quando la famiglia decise di recarsi un mese a Londra. Nick stava sempre incollato davanti alla radio ad ascoltare musica di Cole Porter. La patria del football l’affascinava. I trenta giorni di vacanza volarono.

Intanto, il padre veniva trasferito a Genova e lì iscrisse Nick a Medicina. Ma alle aule di anatomia il giovanotto preferiva i ritrovi di baldoria come i campi di calcio. Il padre intuì le distrazioni del figlio e gli trovò un posto alla Shell. Quella nuova occupazione però non lo gratificava. Così Nicolò decise di iscriversi a Giurisprudenza e in poco tempo si laureò per la gioia della madre.

Nel 1931 si recò a Torino per vedere la Juventus di Combi, Rosetta e Caligaris. Da quel momento Carosio cominciò a vivere di pane e calcio.

Si trasferì a Londra per un po’ di tempo da alcuni parenti. Il sabato veniva calamitato dalla radio, dove per la Bbc il tecnico dell’Arsenal, Chapman, commentava le fasi salienti delle sfide di football.

Carosio rimase stregato dalle radiocronache e dentro il suo cuore cominciò a maturare l’idea di intraprendere quella strada.

Rientrato a Venezia Nicolò, con la forza della sua straripante creatività, iniziò ad inventarsi partite nella sua stanza di Calle Buccali, a ridosso delle stadio Sant’Elena.

Nel maggio del 1932 quando l’Eiar indisse un concorso per radiocronista lui fece salti di gioia.

Nell’austero palazzo di via Arsenale 21, lo esaminarono in sette. Grazie al self control ereditato dalla madre sbalordì la commissione commentando un immaginario derby Torino-Juventus.

Era un venerdì dell’ottobre 1932 quando i dirigenti dell’Eiar gli assegnarono il secondo tempo di Torino-Juventus, proprio la gara che aveva inventato per il suo esame. Fu un successone.

Il Capodanno del 1933 raggiunse in piena notte Bologna, l’avevano convocato il giorno prima per Italia-Germania (3-1). Era un pomeriggio freddo e pioveva ma lui andò benissimo. I suoi racconti trascinavano la gente sul campo. Da quel momento la sua voce diventò leggendaria.

Ai mondiali del Messico (1970) durante la telecronaca di Italia-Istraele si comportò da tifoso ed esplose in invettive terribili contro un segnalinee etiopico. La Rai lo licenziò in tronco.

Si zittiva per sempre il suo famoso “Qui è Nicolò Carosio che vi parla e vi saluta”.

Iniziò una battaglia legale che vinse nel 1981. Per un giorno varcò con grande soddisfazione il portone di viale Mazzini. Poi non ci mise più piede per sua volontà.

In quei giorni accetto di mettersi davanti ad un telefono e commentare una gara esterna del Palermo. La sua magica voce si diffuse attraverso altoparlanti in una Favorita straripante. Fu l’ultima radiocronaca. Un omaggio alla sua città.

E la città il 13 novembre del 2000 ricambio con una lapide collocata accanto a quelle di Stefano La Motta di Monserrato e di Raimondo Lanza di Trabia.

Iniziativa del Panathlon Club, presieduto da Vito Maggio, e del sindaco Leoluca Orlando.

Nicolò Carosio si spense il 27 settembre 1984.

 

scritto da Vincenzo Prestigiacomo

Gli Stati Generali dello Sport – Roma 16 gennaio 2019

Lo sport riunito per capire il futuro analizzando il presente. Una galassia, rappresentata dalle sue orgogliose declinazioni, pronta a raccontarsi e a raccontare ­­per far luce sul destino del movimento, alla luce della riforma del Governo. Si sono aperti nel Salone d’Onore del CONI gli Stati Generali dello Sport, dieci sessioni di approfondimenti per sviluppare il tema “CONI, futuro segnato e/o futuro sognato?”, alla presenza del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Giancarlo Giorgetti, e del Sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, Simone Valente.

I lavori sono stati introdotti dal saluto del Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, Giovanni Malagò.

“Questa iniziativa nasce da un combinato disposto. Il CONI voleva mettere in condizione di ascoltare le voci del nostro mondo e le componenti volevano esprimere il loro pensiero. Gli Stati Generali servono a contemperare interessi tra settori che ne hanno di diversi e contrapposti. Siamo felici della presenza dei Sottosegretari Giorgetti e Valente. Grazie a loro perché la presenza istituzionale, in considerazione al tema, è in linea con i propositi manifestati dal Sottosegretario Giorgetti. In questi mesi ho rispettato l’opinione di tutti, non ho mai sollecitato una presa di posizione da parte di nessuno. Nei giorni in cui è uscita la notizia è emerso un dato di fatto oggettivo, che il Consiglio Nazionale a larghissima maggioranza, ha chiesto che si instaurasse il dialogo con il Governo. Penso e spero che questo mandato l’ho rappresentato al meglio e mi auguro di continuare a farlo per attuare al meglio le istanze del nostro mondo, rispetto all’articolo contenuto nella Legge di Bilancio di fine anno. Il dialogo sta andando avanti con positività. Si vede una luce in fondo al tunnel. Abbiamo una centralità come CONI in nome della condivisione. Cari Sottosegretari, davanti avete una platea di oltre 250 persone, rappresentanti minino di enti di terzo livello e si va avanti fino al sesto livello. Faccio fatica a poter pensare che nel mondo, e in altri contesti, ci sia un esempio così trasparente di rispetto della democraticità. Non c’è nessuna volontà di aprire una polemica ma questo va evidenziato. Il Consiglio Nazionale è lo specchio di un movimento immenso. Questa mattina parlavo degli Special Olympics, del CUSI, tanto per citare due casi di realtà che compongono il nostro mondo. Un mondo così articolato ha rappresentato un’eccellenza del Paese e lo continuerà a fare seppur con dinamiche diverse, che vanno chiarite e scritte, formalizzate. Mi sento di pensare che ci saranno dei correttivi in corso d’opera. Non ero ottimista quando è arrivato questo articolo, oggi sì, perché c’è volontà di collaborare. Grazie a tutti, potete dire nel modo che riterrete più opportuno, sappiamo che siete persone di sport. Sagge, equilibrate, molti volontari che rappresentano la spina dorsale del movimento. Invito tutti a cercare di essere costruttivi. Grazie a quel mandato ho potuto trattare. Mi piacerebbe fare a breve una conferenza stampa per chiarire gli aspetti che ci stanno più a cuore. Viva il Comitato Olmpico, viva lo Sport, in particolare quello italiano. Siamo un gigante della storia, grazie a ognuno di voi. Viva l’Italia, sempre”.

Il Sottosegretario Giancarlo Giorgetti ha illustrato il suo punto di vista relativamente alla riforma:

“Prendo la parola dopo 3 mesi di conflittualità mediatica sulla cosiddetta riforma dello sport che va ricondotta a quella che è. Credo sia importante sottolineare la distinzione dei ruoli, chi fa politica ha idee e presume siano positive per cambiare in meglio la società. Non automaticamente tradotte in legge riescono nell’intento. Magari non sarà così in questa occasione. Questa dimensione interessa molto il Palazzo ma non chi fa attività sportiva quotidianamente. Questa riforma, per quanto riguarda il CONI, esalta l’indirizzo della politica sportiva del Comitato. Secondo noi nell’assoluta autonomia questa dimensione viene esaltata. Le preoccupazioni dell’intromissione della politica non esiste. Per FSN, DSA e le altre realtà non cambia nulla, anzi per quanto riguarda la contribuzione emancipa lo sport dalla Legge di Bilancio, e parliamo di un successo storico. Tutti continueranno a fare quello che si faceva prima, anche con più risorse. Coni Servizi cambia nome, continuerà a fare servizi nell’interesse di CONI ente, però nella nostra intenzione e nei nostri sogni dovrebbe essere un braccio operativo per sviluppare la dimensione formativa educativa legata alla scuola, dove si è fatto poco negli anni, e la dimensione della prevenzione sanitaria e/o medicina sportiva, dove mutuando le esperienze degli altri, pensiamo che lo sport possa fare moltissimo. Ora è ovvio che va attuata e implementata, imparando dagli errori e dall’esperienza con la collaborazione di tutti gli attori del processo. Per questo siamo impegnati con Mornati, Malagò e Miglietta per cercare di far produrre i risultati migliori da questa riforma. Credo che questi Stati Generali si interrogheranno sul futuro dello sport non legato al passato e neanche al presente ma cercando di guardare al movimento per quello che sta diventando. Più volte ho esaltato la figura degli animatori sportivi, dei volontari, che tengono in piedi il sistema in mezzo a tante difficoltà. Paragonerei queste persone agli artigiani, che oggi sono in difficoltà per la burocrazia che li soffoca, per le tasse. Affrontare la globalizzazione vale anche per il mondo dello sport. Ci sono situazioni da affrontare, pensando ad esempio che autorità come l’Antitrust si interrogano sul confine dell’attività delle Federazioni e degli Enti di Promozione Sportiva. E su come, relativamente alle manifestazioni sportive, si rischi di scardinare il modello del merito, senza dimenticare il tema dei procuratori sportivi. Questi Stati Generali mi auguro diventino un momento in cui arrivi quello che si respira sul territorio, per dare le risposte e indirizzare il percorso. Il sistema dello sport funziona e produce risultati, è un sistema però che non può rimanere ancorato al passato. Pensiamo che la riforma sia buona, non perfetta, per questo abbiamo bisogno di collaborazioni per fare crescere lo sport e la cultura sportiva, patrimonio dei tifosi. E nel fare questo ci auguriamo che aumentino anche i risultati da festeggiare”.

I saluti iniziali sono stati chiusi dall’intervento del Sottosegretario Simone Valente:

“Grazie a chi viene molto da lontano per partecipare a questa giornata. La collaborazione è la chiave per far funzionare un modello che come Governo si è pensato. Abbiamo ricevuto un mandato dai cittadini, anche per intervenire nel sistema sportivo. Nel programma elettorale c’era scritto che bisognava dire un segnale di miglioramento. La modifica della Legge di Bilancio è un punto di partenza che deve essere migliorativo. Il 2019 ci auspichiamo sia un anno importante, dobbiamo far funzionare lo sport di base per dare sostegno alle associazioni sportive che hanno difficoltà sul territorio. Il nostro sguardo è stato orientato soprattutto lì, per dare un impulso forte, anche con nuove risorse e speriamo siano sempre di più. L’invito è alla collaborazione per lasciare un’eredità. La prospettiva è lasciare un modello che funzioni. La politica cambierà ma il mondo sportivo rimarrà. Per me il patrimonio da mantenere è questo, tutto quello che c’è di buono. Penso ad alcuni temi che possono essere sviluppati. Si è parlato di prevenzione, e poi c’è il tema della scuola. Deve esserci unità di intenti funzionale alla pratica sportiva. Mi piacerebbe poi mettere ancora di più al centro i diritti di chi lavora in questo mondo. La linea del Governo dovrà essere quella di garantire tutele previdenziali e appunto diritti. Da soli non possiamo farlo. Abbiamo bisogno di esperienze, di persone che ci indirizzino. Questo deve essere l’approccio. Ci mettiamo a disposizione di chi a cuore il modello sportivo e antepone gli interessi collettivi a quelli personali. Vuol dire gestire in modo meritocratico il sistema”.

I lavori degli Stati Generali dello Sport, introdotti dagli interventi del Presidente del CONI, Giovanni Malagò, e dei Sottosegretari, Giancarlo Giorgetti e Simone Valenti, sono iniziati con le prime due sessioni, riservati ai membri CIO e ai componenti della Giunta Nazionale del CONI.

Franco Carraro: “Sono legato al modello che ci ha caratterizzato fino a dicembre e penso che ci abbia lasciato un bilancio complessivamente positivo. Quando ho visto la prima bozza della legge di riforma sono rimasto perplesso. Il Presidente Malagò ha successivamente sintetizzato bene lo spirito di un mondo che voleva tutelare la propria identità, pur raccogliendo l’invito a dialogare. Fino al 30 dicembre questa la linea aveva una logica. Oggi le cose sono diverse ed è giusto che siano stati convocati gli Stati Generali. Le società sportive hanno molte difficoltà perché vivono di volontariato, di persone che sottraggono tempo alla propria famiglia per l’amore nei confronti dello sport. Ci sono i sacrifici degli atleti, dei tecnici e di tante altre figure. Oggi ciascuno di voi deve esplicitare delle istanze da far recepire dalle norme attuative. Mi farebbe piacere poter dire, tra qualche anno, che questa riforma sia stata un bene per lo sport. E sarebbe importante che arrivino proposte, idee attraverso le quali la vita delle componenti diventi migliore, come i risultati”.

Mario Pescante: “Condivido tutto quello che ha detto Franco Carraro e per questo focalizzo il mio intervento sulla candidatura olimpica, senza dimenticare la crisi delle candidature nel mondo, situazione per la quale il CIO ha studiato le contromisure. Penso a diverse edizioni dei Giochi organizzati in passato con costi lievitati in corso d’opera, situazione che ha gettato molte ombre sul tema. Il CIO con l’Agenda 2020 ha rivisto i criteri, cambiato l’approccio legato alle candidature. Milano e Cortina sono due belle cartoline nel mondo, per motivi diversi. Siamo in due a concorrere per l’assegnazione dell’edizione invernale a cinque cerchi del 2026. E anche stavolta ci possiamo fare male da soli. Devo dire che la partenza è stata giusta, le cose procedono, addirittura anzitempo rispetto a certe tematiche. A giugno si deciderà, non sarà facile. La speranza è che il sistema Italia sia compatto, a costo di dichiararci una tregua olimpica interna. Dobbiamo dimostrare di voler alzare la testa, dopo due candidature dalle quali ci siamo ritirati. Diamo questa possibilità e sono convinto che la candidatura avvicini le parti. Il punto di forza della candidatura è anche il prestigio dello sport italiano sotto il profilo organizzativo, oltre agli uomini della governance del nostro movimento nel mondo. Il rispetto di certe esperienze in campo internazionale non si può fare a meno. Sono fiducioso, una candidatura vincente darà spinta per migliorare il modello e la riforma”.

Bruno Grandi: “Ho vissuto due cambiamenti. Uno durò due anni e poi furono costretti a cambiarlo. Ringrazio per il dialogo. La prima volta ci fu arroganza da parte del mondo politico, non sono d’accordo neanche tanto questa volta ma c’è la volontà di dialogo. I cambiamenti nella scuola li auspichiamo da sempre anche noi. Questo mondo vive di grande democrazia, per questo dico grazie a quello che volete intenzionalmente fare. Per parlare di sport e scuola, troverete molte difficoltà, in diversi ambiti ma l’intento è importante. Spero che le intenzioni siano indirizzate nel migliorare il nostro mondo con qualcosa che ci proietti nel futuro”.

Franco Chimenti (Vice Presidente Vicario CONI): “Forse c’era qualcuno che si aspettava ci fosse il morto in questa vicenda, non noi. Ho partecipato in prima persona alla successione dei vertici CONI. Si era instaurata una tradizione che vedeva succedere al vecchio Presidente il Segretario Generale. Sostenemmo Malagò e arrivammo a un risultato insperato per molti. Sapevo che ci sarebbe stato Valente nel nuovo Governo ma avevo dei dubbi sul fatto che ci fosse Giorgetti e invece sono felice perché conosce il nostro mondo. Grandi timori quando si parlava di cambiamenti e invece oggi, grazie alle parole del Sottosegretario, penso che possiamo rallegrarci perché stiamo parlando di qualcosa che poteva significare uno sconvolgimento e invece abbiamo più fiducia sul fatto che sia una riforma. Ho la certezza che lo sport su cui si può contare, funziona veramente. Cambiare è un pericolo ma se significa migliorare sono il primo ad augurarmelo. I dissensi sono superati, si va avanti verso un futuro che può voler dire qualcosa di ancora più importante. Una raccomandazione: andiamo avanti con un certo spirito, dando sempre alle Federazioni la stessa dignità”.

Sabatino Aracu (Presidente Sport Rotellistici): “Il sogno deve andare avanti. Ho avuto la fortuna di stare nel Parlamento italiano per 4 legislature. Devo ringraziare il Sottosegretario Giorgetti, gli riconosco di essere abile, e apprezzo Valente perché ci mette la faccia. Se la politica ci deve mettere la testa mi auguro si vada in una direzione migliore. La scuola ha un potenziale enorme, la politica può sfruttarlo e valorizzarlo, noi no senza il loro aiuto. Lo sport è un’azienda e la classe politica ha il dovere di gestire e di guardare, di migliorare. Ognuno di noi ha il dovere di aiutare il Governo in questa missione”.

Sergio D’Antoni (Rappresentante Comitati Regionali): “Guardiamo al futuro però partendo da certezze relativamente a quello che rappresentiamo. Rispetto a quello che ho ascoltato oggi mi accontenterei dell’autonomia e del riconoscimento dell’unicità del nostro mondo, ereditata da Onesti. Siamo un tutt’uno e dobbiamo difenderlo. Sport e Salute si può occupare di impianti, di scuola, ci sono oltre un milione di bambini che non fanno niente oltre alla scuola dell’obbligo, quindi neanche sport. E poi la salute, se finalmente si capisce che fare attività vuol dire combattere l’obesità. Tutto questo può fare la riforma. Sarebbe importante la collaborazione anche in previsione di una riforma del modello, dando pieno mandato al Presidente. Vogliamo difendere l’unicità del modello. Lo spirito è la positività”.

Giovanni Gallo (Rappresentante Enti di Promozione): “Il nostro modello sul territorio ha costruito aspetti positivi e alcuni da migliorare. Abbiamo parlato della riforma, ma questo è un articolo. Dentro a questo ragionamento c’è da chiarire molto. Credo che ci sia un passaggio ancora da fare. Mi piacerebbe il percorso che si intraprende possa essere ricondotto sotto il significato di sport è cultura”.

Alfio Giomi (Presidente FIDAL): “I decreti attuativi ci faranno capire quanto questa legge sarà adeguata al nostro modello. Importante il sistema di finanziamento automatico, l’altro pilastro è legato alla revisione delle competenze del CONI. Ci sono 2 aree che necessitano di interventi in tempi brevi. La prima riguarda l’attività di altissimo livello, a questo proposito a novembre sono stati assegnati alle Federazioni, per il 2019, gli stessi contributi del 2018. Si devono affrontare le qualificazioni e servono risorse diverse. L’altro aspetto è legato all’associazionismo di base. Noi rappresentiamo le società sportive, che devono continuare a vivere e sono basate per larga parte sul volontariato. Mi auguro vengano messe a disposizione le professionalità per far fronte alle necessità introdotte dalle recenti modifiche legislative”.

Francesco Ricci Bitti (Rappresentante Dirigenti): “Sono contento che la politica si interessi dello sport, però con qualche raccomandazione e preoccupazione. L’aspetto attuativo è fondamentale, il ruolo del CONI è importante perché sa cosa serve al nostro mondo. Sento di parlare molto di modelli stranieri, ma credo che il modello del Comitato Olimpico Nazionale Italiano sia molto apprezzato e goda di grande credibilità. Penso sia una delle cose che andasse meglio del Paese, poi è ovvio, si può sempre migliorare. Il modello francese va nella direzione del CONI e anche altri sistemi. Ritengo che certe cose possano essere integrate non divise, per questo bisogna studiare meglio i sistemi internazionali riconoscendo e partendo dal fatto che il CONI rappresenta un modello vincente”.

Alessandra Sensini (Vice Presidente CONI): “Senza gli atleti non c’è lo sport. L’atleta è testimone, con il suo stile di vita educa. Trasmette senso della disciplina, della lealtà, dei valori. Questa testimonianza è frutto di un percorso che inizia in giovane età e viene scandito da un cammino preciso e segnato dalle vittorie e dalle sconfitte. Questo percorso trasmette un esempio ai più giovani. In questo momento non si può dire che non cambia nulla, perché cambia lo schema e cambiano i punti di riferimento. Questo disorienta. Come si intende il percorso dell’atleta? Non bisogna dividere gli atleti perché non bisogna dividere lo sport. Non esistono solo le Olimpiadi dei grandi ma anche quelle giovanili. Questi sono i ragazzi del futuro olimpico, sono animati dagli stessi valori. Per questo occorre serenità”.

Guglielmo Talento (Rappresentante Delegati Provinciali): “Rappresento gli operatori di primo livello, che tutti i giorni sono sul campo recependo le aspettative della base. E’ un momento particolare, dobbiamo cercare di essere attenti. Noi delegati provinciali, abbiamo redatto un documento. Non è il momento di guardare indietro né di piangersi addosso ma di essere propositivi. Il Governo ha fatto un bagno di umiltà con certe dichiarazioni e vogliamo giocare d’anticipo con un testo di proposte. Rappresento il volontariato, ma dobbiamo sapere che stiamo perdendo una montagna di persone come me: se ci sono i primi livelli lo si deve a queste persone. Il vertice raccoglie i frutti del reclutamento che va fatto. Quello che vale nelle aziende sono l’avviamento e il nome. Sul territorio dobbiamo difendere il brand CONI, non posso immaginare Sport e Salute”.

Valentina Turisini (Rappresentante tecnici): “I tecnici sono una colonna portante del nostro mondo. La realtà legata a questa riforma è che nell’anno delle qualificazioni olimpiche non sappiamo su quali basi dobbiamo poggiare. Qualcuno dice che lo sport non è solo quello olimpico, ed è vero, ma il nostro movimento ha bisogno di conoscenza nel momento in cui si va a fare una riforma perché si possono creare danni a lungo termine. Agli atleti insegniamo ad adattarsi ai cambiamenti, siamo disponibili a collaborare ma sentiamo forte l’urgenza di essere interpellati dalle forze di Governo, come CONI, per fare un matrimonio di amore per il bene dello sport italiano”.

Riccardo Fraccari (Rappresentante Dirigenti): “Le norme non risolvono il problema ma vanno tradotte legandosi alle realtà. Siamo nel momento di riuscire a limitare quella norma, per farla aderire al nostro mondo. Vogliamo però essere noi gli attori di una riforma globale del sistema sportivo, costruendo un progetto importante ed essendo propositivi in questo senso. Dobbiamo andare a braccetto con chi ci vuole cambiare per farlo nel modo migliore”.

La terza, la quarta e la quinta sessione degli Stati Generali dello Sport sono state caratterizzate dagli interventi dei Presidenti delle Federazioni Olimpiche, di quelle non olimpiche, degli Atleti e dei tecnici.

Luciano Buonfiglio (Presidente FICK): “Oggi ho capito che sono un artigiano che sa bene qual è il suo mestiere di nicchia. Voglio dire grazie a Malagò, perché se non ci fossimo comportati come indicato dal Consiglio Nazionale, avrei fatto fatica a immaginare le parole spese dai Sottosegretari Giorgetti e Valente. I messaggi erano ben diversi e spero tutti comprendano quello che è stato fatto. La nostra forza è l’unità, altrimenti non saremmo stati considerati. So che qualcuno ha chiesto udienza ma da solo non si ottengono risultati. Cominciamo a non parlare dei soldi ma di quello che il Governo può fare nei settori in cui non siamo competenti. Non abbiamo fatto la guerra a nessuno ma nelle aziende, di solito, prima bisogna conoscere, poi operare. Parliamo di preparazione olimpica ma tutti sappiamo che l’attività inizia dall’attività giovanile. Siamo un puzzle e se non facciamo attenzione possiamo fare danni. Continuiamo a dare forza al Presidente e alla Giunta perché ci è stata dichiarata disponibilità a contemplare un miglioramento attraverso i decreti attuativi. Dobbiamo rimanere uniti perché così si può vincere. La politica ci aiuti a eliminare dei processi di burocratizzazione legati alle Federazioni, confermando con certezza il metodo contributivo alle nostre realtà senza demolire la forza e la credibilità del CONI all’estero”.

Giuseppe Abbagnale (Presidente FIC): “Vorrei riportare il discorso all’altezza di un atleta. Il cambiamento non lo spaventa mai e noi dobbiamo fare altrettanto. Un atleta che vuole migliorarsi deve sapere però da che punto si parte. Abbiamo una certezza: sappiamo cosa è il CONI e quanto vale e questo non va disperso. Oggi sembra che si vada su un percorso positivo, ma dobbiamo valutare i fatti”.

Cosimo Cito (Presidente FITA): “Gli interventi dei Sottosegretari mi hanno dato la sensazione che conoscano poco le cose. Sappiamo benissimo cosa è un’associazione sportiva di base, partiamo tutti da quella base. Da lì nasce un atleta, si creano le condizioni per crescere. Non c’è differenza tra Federazione centrale e associazione. Difenderemo il nostro sistema, la collaborazione poteva essere data anche prima della stesura della legge, sarebbe stato molto bello. Non c’era bisogno di smantellare tutto il sistema nell’anno preolimpico, potremmo trovarci in un potenziale marasma”.

Francesco Ettorre (Presidente FIV): “Mi chiedo per quale ragione oggi si parli di rispetto, ma allora per quale motivo non è stata chiesta prima la collaborazione. La legge c’è, inutile discuterla. Abbiamo sentito parlare di tanti temi che però conosciamo bene perché fanno parte di questo mondo, non di realtà esterne. Rimango perplesso. Da Presidente federale posso dire che c’è una confusione incredibile, non so rispondere ai quesiti che mi pongono i nostri atleti. Diamo fiducia, è giusto farlo. Nello sport di solito non si insegue, si attacca, questa volta dobbiamo attuare il processo inverso. Il CONI non può essere messo da parte e mi auguro che il futuro sia ancora nel suo segno”.

Domenico Falcone (Presidente FIJLKAM): “Questa iniziativa del Governo non è una cosa che fa piacere ma dobbiamo prenderne atto. Ora sembra esista la volontà di fare insieme il percorso di cambiamento. Saremo anche noi attori, almeno me lo auguro. Da Presidente Federale mi sento di dire che siamo soffocati da una marea di situazioni burocratiche. Non chiediamo di svincolarci dalle leggi ma di esserne assoggettati con provvedimenti corretti. Diamo fiducia al Governo con la speranza di migliorare il nostro mondo”.

Sergio Mignardi (Presidente FIH): Lo sport non è solo denaro ma filosofia. La voglia di vivere e di essere protagonisti, è olimpismo. E’ cultura, è organizzazione. Il nostro sistema è molto di più. E’ complesso e unico e il CONI ha saputo semplificare. Lo sport ha delle preziosità, come la Scuola dello Sport, l’Istituto di Medicina e Scienza dello Sport, il sistema dell’organizzazione degli eventi prerogativa del CONI, solo per citarne alcune, vanno conservate. Il Governo dovrebbe darsi come obiettivo quello di comunicare per far avvicinare le nuove generazioni. Bisogna andare nell’indirizzo della semplificazione della vita e della dinamica dello sport, non ci devono dire che le Associazioni hanno dei problemi. Lo sappiamo benissimo. La proposta può essere articolata per i decreti attuativi. Che ci siano amministratori capaci di andare verso la direzione auspicata e siano formati a livello sportivo. E mi auguro arrivino più fondi per lo sport giovanile e per la formazione delle risorse”.

Antonio D’Urso (Presidente FIPE): “Mi vorrei soffermare sulle cose che non hanno detto. Cioè che questa Italia non può fare a meno del CONI. I ragazzi che escono da Scienze Motorie non hanno a che fare con la pratica, non ci sono più gli ISEF, che sapevano operare in ambiti determinati. Attenzione con le riforme, perché bisogna saperle declinarla. Questa specifica manca di scopo”.

Luciano Serafica (Presidente FISW): “Sono orgoglioso di far parte di questo movimento, se vogliamo rimanere ai vertici, in ogni ambito, bisogna sempre migliorarsi. Il CONI è il migliore e deve rimanere tale. Finisco con un augurio, visto che siamo in un momento di vuoto normativo. Speriamo ci ascoltino”.

Luca Pancalli (Presidente CIP): “Non siamo una Federazione ma orgogliosamente il Comitato Italiano Paralimpico e abbiamo sempre fatto, con fierezza, parte del mondo sportivo italiano. Siamo un pianeta della galassia e non possiamo disinteressarci della riforma anche se non ci tocca. Sarebbe stato mortificante non intervenire. Oggi se esiste il mondo paralimpico lo dobbiamo a questo momento. Ho delle perplessità: non c’è stata condivisione precedentemente, mi auguro ci possa essere ora. Però mi preme una risposta che sfugge. In un Paese serve una vision, la politica fa la politica, ora mi interessa capire i ruoli e i compiti per raggiungere gli obiettivi che ci hanno indicato. Qual è il centro di elaborazione delle politiche del Paese. A me interessa sapere questo, ma sono assolutamente convinto che lo sport sia un pezzo del welfare attivo del Paese però questo deve rientrare in un contesto in cui sia chiaro lo schema di gioco. Non esiste il presente, siamo oltre, siamo nella fase della concertazione dei decreti attuativi. Ormai quello che è fatto è fatto, bisogna mettere in campo le idee dello sport italiano”.

Giovanni Copioli (Presidente FMI): “Siamo preoccupati ma anche orgogliosi di far parte di questa famiglia. Nel 2017 abbiamo vinto 7 titoli mondiali e 6 nel 2018. Rappresentiamo con passione la base e abbiamo dimostrato di sapergli dare ascolto. Dobbiamo attuare la riforma e penso sia fondamentale che il management abbia competenza e conoscenza del movimento”.

Marco Giunio De Sanctis (Presidente FIB): “Ho fatto tante esperienze e di varia natura a livello sportivo, molto diverse da quelle che svolgo attualmente. In una di queste, al CIP, seguire il modello del CONI ha consentito al Comitato Italiano Paralimpico di diventare ente pubblico. Non c’era confusione con il modello che ci ha sempre caratterizzato, oggi sì. Vedo troppi interlocutori e diverse vigilanze. Queste sono cose che non possono andare bene, è una questione di rispetto per gli atleti. E’ un mondo che non deve essere diviso. Il mio auspicio è che questi cambiamenti vengano fatti con il CONI e con le Federazioni pronte a suggerire i percorsi”.

Vincenzo Iaconianni (Presidente FIM): “Ho sentito tanti cori dalla politica e visto pochi fulmini in questi anni di esperienza nel Consiglio Nazionale. Sono fiducioso. Questa riforma esiste, nasce da un fallo a gioco fermo, ma spero si possa condurre verso il sentiero migliore e questo a prescindere dalla condivisione dell’auspicio che si valorizzino le associazioni e si tuteli l’attività di base, come detto dal Sottosegretario Giorgetti”.

Claudio Matteoli (Presidente FIPSAS): “Quando sono andato a parlare con il Sottosegretario Giorgetti gli ho esternato un’assoluta sfiducia sull’intervento della politica nel mondo dello sport. L’intervento odierno è conciliante, alimenta la speranza di avere ancora un CONI come figura centrale. Tra 2 settimane faccio le premiazioni degli atleti della Federazioni: 82 atleti, 24 titoli Mondiali e lo faccio alla presenza del Presidente Malagò. I miei tesserati sono orgogliosi di far parte di questa famiglia. Non saprei come spiegare una parziale uscita dal mondo dello sport ai miei ragazzi. Spero diano seguito a quello che è stato detto e risolvano le nostre problematiche. Quello che non ho sentito dire è che l’applicazione della legge sui mandati potrebbe creare grandi problemi se dovesse permanere l’estensione alle organizzazioni territoriali”.

Felice Buglione (Presidente FIDASC): “Non è stato riferimento al fatto che al termine del 2017 sono stati organizzati altri Stati Generali, nel corso dei quali vennero portati alla luce i problemi del nostro movimento. Ora se ne organizzano altri per parlare invece della legge. Sono ottimista perché sembra, da quel che emerso, che i problemi dello sport li voglia risolvere la politica. Il discorso è: lo vogliono fare da soli o no?”

Michele Barbone (Presidente FIDS): “E’ una riforma quella di cui stiamo parlando? No, non lo è. Forse è un parziale riordino perché se lo fosse stata avrebbe inserito la parola sport nella Costituzione. Si sarebbero dovuti affrontare altri problemi legati al movimento. Una vera riforma avrebbe dovuto mettere mano alle diverse leggi e decreti che regolano il nostro mondo, invece non lo ha fatto. In questo riordino si prevede la sostituzione della Coni Servizi con una nuova società, Sport e Salute e una distribuzione di risorse tra questa realtà e il CONI. Ho l’impressione che questo riordino punti a cambiare il soggetto che debba gestire questi soldi. Certo, ora la legge c’è ma va posta molta attenzione a questo punto. E’ importante capire come verranno gestiti i fondi destinati a Sport e Salute. C’è la disponibilità, ora va attivata questa stretta collaborazione con il Governo per fare in modo che il Comitato Olimpico Nazionale Italiano si muova in sincro con Sport e Salute e viceversa”.

Silvia Salis (FIDAL): “Noi atleti non ci interessiamo abbastanza di quello che accade nel mondo politico, ma più del percorso che ci conduce fino alle Olimpiadi. Oggi viviamo con preoccupazione le notizie che ci arrivano, che il CONI dovrà occuparsi solo della preparazione olimpica: è come pensare che metà albero debba occuparsi delle radici e l’altra metà dei frutti. Non si può pensare di dividere il territorio dal comitato olimpico perché in ogni provincia può nascere un campione olimpico. Da noi vince il migliore e la meritocrazia nel nostro mondo ci tutela. Sono nata in un impianto sportivo, sono figlia di un operaio che oggi sta parlando agli Stati Generali perché lo sport è l’unico vero strumento meritocratico in Italia. Io sono l’esempio di come dalla base si possano fare grandi cose. Noi chiediamo a chi vuole occuparsi del nostro mondo di rendersi conto del valore che c’è nel nostro mondo”.

Giulia Quintavalle (FIJLKAM): “Grazie agli atleti c’è il CONI e grazie al CONI gli atleti riescono ad ottenere grandi risultati. Gli atleti con grande sacrificio riescono a raggiungere i propri obiettivi. Oggi ho portato qui la mia medaglia olimpica che è il mio tesoro. Mi raccomando non perdiamo di vista gli atleti perché sono il nostro futuro”.

Carlo Molfetta (FITA): “Sono parecchio preoccupato soprattutto per la superficialità con cui si parla di sport. Io sono convinto di conoscerne solo una piccola parte e sono preoccupato per l’autonomia che ha lo sport. Lo sport deve andare a duemila perché ogni giorno cambia, devo anticipare i tempi e la burocrazia questo non lo permette. Chi stabilisce quando inizia la preparazione olimpica? Io a 12 anni firmavo già autografi dicendo che avrei vinto un’Olimpiade. Chi stabilisce che io a 12 anni non ero già in preparazione olimpica? La preparazione olimpica è tutto: è il bambino che crede di poter vincere, l’impiantistica… Io penso che lo sport sia il CONI e che il CONI sia lo sport”.

Margherita Grambassi (FIS): “Le regole sono la prima cosa che ci viene insegnata qualsiasi sia lo sport che si decida di praticare: il rispetto delle gerarchie, delle regole, dell’avversario, dei compagni di squadra ed è questo lo spirito per cui continueremo a batterci. È giusto volersi migliorare, noi sportivi non ci tiriamo indietro ma dobbiamo essere tutti una squadra accanto al nostro capitano. Auspichiamo di mettere a disposizione le nostre competenze e che arrivino anche i risultati”.

Kelum Perera (FCrI): “Come uomini e donne di sport, riteniamo importante far sentire la nostra voce. L’atleta è e deve essere al centro del movimento sportivo olimpico e di base. Il CIO ha ribadito che lo sport è un’unica area dell’esistenza umana e i leader politici devono garantire allo sport l’autonomia. L’atleta è fondamentale nell’azione del movimento olimpico. Ultimamente si è parlato di soldi, di competenze ma chi parlerà di sport? Ci preoccupa che lo sviluppo delle politiche sportive sia legato al governo di turno. Il CONI, il primo comitato olimpico al mondo, è un modello che molti invidiano. Sicuramente è migliorabile ma si è fatto carico di un ruolo che sarebbe toccato ad altre istituzioni. Lo sport ha la specificità che solo chi è cresciuto a pane e sport può conoscere ed è di vitale importanza che il nostro mondo sportivo sia tutelato da chi conosce le dinamiche e da chi ha la competenza per farlo. Nel nostro Paese c’è una grave malattia che eleva il dilettantismo a valore, lo sport invece ti insegna da bambino che non c’è nessun merito nell’improvvisazione. Ci auguriamo che continui ad occuparsi di sport chi lo vive, lo ama e lo conosce. I Comitati Olimpici ed il CIO devono lavorare per rafforzare la sua peculiare missione. Nonostante le mie origine chiaramente lontane sono onorato di essere qui, amo il mio Paese e sono orgoglioso di essere italiano”.

Orazio Arancio (FIR): “Vengo da uno sport di squadra in cui il capitano è stato sempre scelto dallo spogliatoio. Oggi mi sembra che il capitano sia scelto da logiche diverse ma chi verrà dovrà guadagnarsi la fiducia. Le preoccupazioni del settore tecnico sono la salvaguardia del merito e le competenze. Dove la politica è voluta intervenire spesso non è riuscita a salvaguardarle. Lo sport italiano è pieno di eccellenze e non vorrei che questa situazione riguardi anche il nostro mondo. Lo sport italiano ha bisogno di risposte certe e rapide non possiamo attendere tempi della politica e della burocrazia. Ci auguriamo che la politica si renda conto di quanta velocità e di quante certezze abbia necessità il nostro mondo. A causa di scelte scellerate del passato, siamo ai minimi storici come cultura sportiva, ma anche attraverso i tecnici dello sport possiamo ricollocarci al centro del sistema. Da giovani abbiamo tutti giocato nel cortile e chi portava il pallone decideva chi doveva giocare. Spero che questo non accada e venga data a tutti l’opportunità di crescere e di giocare”.

Daniela Isetti (FCI): “Come rappresentante dei tecnici vorrei sottolineare come i tecnici rappresentano un’importante risorsa. Essi sono un esercito di educatori. Lo sport ha una funzione sociale ed è fondamentale per la crescita dei giovani e lo sviluppo dell’attività di base. Il ruolo tecnico è primario e sarà fondamentale non privare queste risorse della dovuta formazione.  Il patrimonio di conoscenze e risorse umane deve essere salvaguardato. In un contesto generale sempre più esigente, la professionalità dei tecnici può rappresentare un valore aggiunto. Ci auguriamo che il CONI possa continuare l’attività formativa dei tecnici, dei preparatori e di tutti coloro che hanno contribuito a rendere grande il Paese, nell’attività formativa dei giovani e in chiave olimpica”.

 

Elaborazione fonte CONI
Foto Mezzelani GMT-Sport

 

 

Palermo Capitale della Scherma 2019 – Il Panathlon Palermo lo aveva previsto nel febbraio 2009

La Federazione Italiana Scherma ha deciso che la città di Palermo sarà a giugno la sede dei Campionati Assoluti e Paralimpici 2019. La Federazione, presieduta da Giorgio Scarso, nell’istituire il naming annualmente assegnato ad una città italiana, ha indicato Palermo quale “città simbolo” per l’anno 2019.

Sono programmati a Palermo, tra la fine dell’anno 2018 ed il primo semestre dell’anno 2019, gli allenamenti collegiali delle nazionali di fioretto, spada e sciabola, oltre ad alcune gare nazionali degli under14 ed una serie di eventi promozionali di fioretto, spada e sciabola.

Tutte queste prestigiose iniziative avranno protagonisti sulle pedane palermitane atleti come Elisa Di Francisca, Arianna Errigo, Aldo Montano, Bebe Vio, e, logicamente, i siciliani Daniele Garozzo, primo olimpionico figlio della nostra terra di Sicilia nella storia olimpica della Regione, Giorgio Avola, Rossella Fiamingo e tanti altri.

Per il nostro Panathlon di Palermo che il 26 febbraio del 2009 presso il Palace Hotel di Mondello ha organizzato una Conviviale con una interessantissima relazione del Presidente della Federazione Italiana Scherma, Giorgio Scarso, per il rilancio della Scherma a Palermo, potere assistere a giugno al ritorno di questa disciplina nella nostra città sarà una bellissima soddisfazione.

Inoltre, la Federazione Italiana Scherma ha stabilito che Palermo sarà la sede dei festeggiamenti per i 110 anni di storia di quella che è la disciplina sportiva più medagliata dello sport della nostra nazione.

Questa decisione della Federazione contribuisce a segnare un ritorno “a casa” della scherma, in una città che era stata una capitale storica per questo sport.

Grazie, inoltre, al progetto “Fencing for Change” promosso dall’Esercito e che ha coinvolto da due anni oltre che l’Amministrazione Comunale, anche le istituzioni scolastiche, la Curia Arcivescovile e le società schermistiche palermitane, si constata in città la voglia di tornare a vivere la scherma.

“Siamo grati al Consiglio Federale e al Presidente Scarso – ha dichiarato il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando – per questo segnale di attenzione per la nostra città; un’attenzione cui corrisponde e cui corrisponderà la passione ed il caloroso seguito di pubblico che faranno da corollario a tutte le manifestazioni. La presenza nella nostra città di tanti campioni olimpici e paralimpici sarà certamente un modo per far conoscere ed apprezzare questo sport e sarà per noi uno stimolo a realizzare e supportare la realizzazione di tanti eventi piccoli e grandi per un vero e proprio anno di festa sportiva”.

Il Presidente del CONI Giovanni Malagò eletto Membro del CIO

Il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, è stato eletto membro del CIO a titolo individuale. La votazione è avvenuta durante la 133^ Sessione del Comitato Olimpico Internazionale a Buenos Aires.

Malagò ha ottenuto 66 voti su 74. Malagò è il 22° italiano della storia ad entrare nel prestigioso consesso a cinque cerchi, è il 16° a titolo individuale, e mai nessuno dei suoi 15 predecessori era nato a Roma. Tra i membri italiani del CIO, non a titolo individuale, l’altro nato a Roma è Ottavio Cinquanta.

Era da 24 anni che l’Italia non aveva l’onore di vedere eletto un membro del CIO a titolo individuale, vale a dire indipendentemente dalla carica ricoperta. L’ultimo era stato Mario Pescante che proprio in questa Sessione lascia la parte attiva per raggiunti limiti d’età e diventa membro onorario.

Con l’uscita di Pescante e l’ingresso di Malagò i membri italiani del CIO restano tre: insieme al presidente del CONI ci sono infatti Franco Carraro e Ivo Ferriani (in qualità di Presidente di Federazione Internazionale e da oggi anche membro dell’Esecutivo del CIO).

Malagò, al termine della votazione, ha espresso la soddisfazione per questa importante investitura. “Il fatto che Bach abbia voluto proporre il mio nome a livello individuale dimostra due cose: un grandissimo rispetto per l’Italia e penso una grande considerazione nei miei riguardi, soprattutto per quello che ho fatto in difesa dei cinque cerchi olimpici da quando sono Presidente. Credo che questo sia molto apprezzato: non esiste un altro Paese che può vantare due membri a titolo individuale e questo è motivo di grande orgoglio. E’ la gioia più grande degli ultimi anni, per questa nomina il ringraziamento va a tutto il Paese che ho l’onore di rappresentare e un pensiero speciale alla mia città. Si tratta di un traguardo che può contribuire a rendere più forte lo sport italiano a ogni livello”.